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Associazione Italiana dei Corrieri Aerei Internazionali

nasce il 24 marzo 1987 e riunisce i top player del settore operanti in Italia

Conversazioni con il Professor Carlo Maria Medaglia

AICAI INCONTRA IL DOCENTE DI SISTEMI E TECNOLOGIE PER LA COMUNICAZIONE DELL'UNIVERSITA' LA SAPIENZA DI ROMA, ESPERTO IN INTELLIGENT TRASPORTATION SYSTEMS

 

Carlo Maria Medaglia docente aggregato di Sistemi e Tecnologie per la Comunicazione

Carlo Maria Medaglia docente aggregato di Sistemi   e Tecnologie per la Comunicazione

Per fare in modo che l’Italia diventi un luogo nel quale l’innovazione rappresenti un fattore di crescita, è necessario un’attenta razionalizzazione delle infrastrutture, sia materiali che digitali, che consentano di innescare un processo di crescita sostenibile e, di riflesso, di aumentare la competitività tra le imprese.

Ne è convinto il professor Carlo Maria Medaglia, Docente all’Università La Sapienza di Roma della Facoltà di Interazione Uomo-Macchina e Usabilità che ha illustrato come si possano raggiungere risultati soddisfacenti grazie alla definizione e all’attuazione di un sistema di reti di trasporto basato sull’impiego delle nuove tecnologie ITS (Intelligent Transportation System) nelle quali informazione, gestione e controllo della mobilità operino in sinergia ottimizzando l’uso delle infrastrutture. Il tutto da coniugare con lo sviluppo e l’integrazione dei nodi logistici primari del Paese, integrati con le principali piattaforme tecnologiche nazionali (es.UIRNET).

Ma com’è possibile farlo in Italia? Semplice, è necessario portare avanti il piano iniziato nella precedente legislatura volto a liberare quasi 10 miliardi di infrastrutture materiali logistiche, il vero tallone d’Achille del nostro Paese. I numeri sono chiari: la logistica costa allo Stato e agli operatori che vi lavorano all’interno circa 40miliardi di euro l’anno - di cui 12miliardi di euro solo per porti e aeroporti. La soluzione? L’applicazione dei servizi ITS nella gestione del traffico e del trasporto delle merci, della sicurezza stradale e della sicurezza del trasporto che potrebbe essere in grado di risolvere questo gap infrastutturale prima ancora di quello materiale.

Sono necessari, ovviamente, singoli step per attuare queste trasformazioni: dalla creazione di un centro di identificazione e di distribuzione logistico unico - i cui parametri siano standardizzati per tutti i centri urbani nazionali e, successivamente, internazionali – fino alla risoluzione dei problemi normativi, per esempio quelli che interessano le differenze orarie di ZTL. Per ovviare quest’ultimo problema sono già in corso sperimentazioni – in accordo con il Ministero – nelle grandi aree metropolitane (Milano, Torino, Napoli e, a breve, a Roma) con l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali - che consentono, per esempio, di creare con un unico database, un sistema di accreditamento nazionale di riferimento per gli autotrasportatori. Sarebbe importante, poi, una riorganizzazione dei centri di distribuzione e degli interporti italiani: operazione già iniziata con la creazione della piattaforma logistica nazionale Uirnet che, dopo la sperimentazione che ha coinvolto 2500 vettori - con relativo monitoraggio dei movimenti e conseguente ottimizzazione – a fine 2014 arriverà a servire 250mila vettori di operatori (su gomma prima e coinvolgendo i trasporti su rotaia poi). Anche dal punto di vista delle esportazioni le ITS risolverebbero molti problemi legati al transito doganale con la creazione di uno sportello doganale unico.

La parola d’ordine è, quindi, razionalizzare: usando le ITS, certo, ma prevedendo anche una razionalizzazione delle opere infrastrutturali per portarle a essere competitive e non in affanno con i competitor europei (in primis Anversa e Rotterdam) .

Sarebbe auspicabile un piano ITS nazionale – che vada di pari passo con la grande direttiva europea sull’utilizzo delle tecnologie nell’area dei trasporti – che veda al suo interno spinte a infrastrutture telematiche su porti, interporti e soprattutto sui centri storici cittadini, cui facciano seguito investimenti collaterali e sinergici da parte delle imprese.

Il professor Medaglia è però convinto che non ci sia un unico modello al quale conformarsi: “Sono sempre stato poco propenso a pensare che esportando il modello della Silicon Valley sulla Tiburtina si potessero ottenere gli stessi risultati: ogni posto nasce con le sue caratteristiche, con le sue peculiarità dalle quali non si può prescindere”. Un sistema su misura che tenga conto delle caratteristiche di ogni paese e che le armonizzi: sinergia tra le infrastrutture e il territorio che preveda un metodo di organizzazione e di ridefinizione delle infrastrutture –puntando su quelle più critiche e fondamentali - al quale abbinare un sistema digitalizzato integrato e dialogante con le realtà vicine, supportato da una politica di incentivi statali. Questo dovrà essere il futuro.

Incentivi e investimenti che, per non essere sterili, devono avere come fine unico il dialogo tra di loro per creare una grande piattaforma in grado di coinvolgere città federate tra loro - con investimenti fatti per corridoi digitali porto-interporto o sportelli unici, per esempio - e con infrastrutture create per sbloccare l’intero Paese.

Sono 3, secondo il Professor Medaglia, le piattaforme nazionali che servono alla logistica: piattaforma logistica nazionale su gomma, piattaforma logistica nazionale su ferro e un’altra dovrebbe essere la piattaforma logistica di accreditamento per l’ultimo miglio all’interno dei centri storici.

Cosa auspica per il futuro il professor Medaglia? Un futuro in cui persone e merci si sposteranno all’interno di un sistema intelligente che permetta di ridurre la congestione del traffico urbano attraverso la gestione dei flussi di veicoli con tecnologie informatiche avanzate in grado di regolarne gli scambi, riducendo la concentrazione di inquinanti nell’aria e promuovendo l’utilizzo di soluzioni a basso impatto ambientale e zero emissioni.

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